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Cittadinanza e cultura.

La scuola è l'istituzione civile che provvede alla formazione dei cittadini.

La cittadinanza è il valore fondamentale che la formazione tende a realizzare in tutti i soggetti che appartengono ad una comunità civile.

Il senso di appartenenza è la struttura fondamentale sulla quale si organizzata l'idea della cittadinanza.

Appartenere significa convivere sul territorio, condividere con gli altri cittadini, la storia, le tradizioni, la lingua, l'arte.

La cultura di una comunità è la sintesi di tutti gli elementi che, cementati dalla struttura dell'appartenenza promuovono il valore della cittadinanza.

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L'iniziazione dei giovani.

La prassi educativa della scuola tradizionale era centrata sull'idea che gli adulti dispongono della cultura e come rito di iniziazione alla vita adulta affidano i giovani alla scuola perché imparino a conoscere:

  • il territorio;
  • le vicende della comunità;
  • il codice linguistico;
  • i modelli comportamentali;
  • le conoscenze scientifiche;
  • la letteratura;
  • l'arte;
  • la religione.

La più antica strategia di acculturazione è il racconto che il bambino ascolta sulle ginocchia della mamma o della nonna, poi la versione mitica delle vicende della comunità raccontata nelle piazze dai cantastorie.

L'insegnante è l'erede del cantastorie, con l'invenzione della stampa la sua memoria è stata sostituita dal libro, ma in qualche modo la lezione resta una forma specializzata di racconto.

Questa forma di comunicazione didattica, cioè finalizzata all'insegnamento, presuppone una condizione di stabilità della cultura fondata su una percezione stabilità della verità, (cultura dogmatica). La staticità della cultura, dogmatismo, è il risultato della scrittura. Ciò è scritto e scritto e rimane scritto, valido per sempre.

Con l'avvento dei media, radio, televisione e soprattutto il computer riacquista valore l'oralità, cioè l'autorevolezza della persona che parla e che registra gli eventi nel loro attuale sviluppo. Alla verità storica, definita una volta per sempre, si sostituisce il valore dell'attualità dell'evento. La verità che era centrata sul passato ora cambia il punta di vista e guarda al presente, alla vita nel suo svolgersi.

Ieri chi scriveva un libro era un saggio, una persona autorevole. Il problema è che l'autorevolezza tende a strutturarsi prima in autorità, delega alla rappresentazione sociale della realtà, (si pensi al significato delle citazioni) quindi come potere.

Oggi anche la parola scritta, si pensi ai quotidiani, tende a configurarsi come attualità, e la forma più efficace di comunicazione ha il carattere della testimonianza.

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Cultura e potere.

Partecipare la cultura ai giovani, significa attribuire loro potere, e ciò è destrutturante rispetto al sistema sociale costituito. In fondo i conservatori sono delle persone oneste sotto il profilo culturale e storico in quanto sono preoccupati di assicurare stabilità ad un sistema sociale perchè garantisca ordine e sviluppo civile.

Un secondo problema è connesso con l'opinione che la cultura possa essere conservatrice o progressista, e quindi possa manipolare il libero orientamento della personalità dei giovani, pertanto ci si preoccupa allo scopo di salvaguardare un interesse più alto di partecipare ai giovani una cultura apolitica, apartitica, "sterile" e ciò di fatto taglia fuori i giovani dal gioco democratico, e rende insipita la proposta formativa.

Un terzo problema è riconducibile alla costatazione che il controllo della cultura impedisce l'esercizio della sovranità del popolo e riduce gli spazi di partecipazione dei cittadini anche in considerazione del fatto che non sempre il sistema sociale costituito è stato gestito in vista dello sviluppo civile della comunità.

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Laboratorio intergenerazionale di cultura.

Posto in questi termini il problema non ammette soluzioni quindi è necessario ristrutturarlo nei suoi dati essenziali. 

L'insegnante non è il cantastorie della comunità, pertanto non è delegato alla funzione del raccontare. Egli deve aiutare il giovane a strutturare capacità di ascolto, e capacità di racconto, deve abilitare il giovane all'uso competente del linguaggio per attribuire senso alla parola utilizzata come strategia di partecipazione alla vita della comunità. E' la comunità che racconta e che si costituisce come laboratorio intergenerazionale di cultura.

La scuola non trasmette ai giovani la cultura progressista o conservatrice, ma fa alfabetizzazione, promuove cioè competenze linguistiche, logiche, critiche, di analisi, di ricerca, attraverso la procedura della problematizzazione intesa non come esercizio di risoluzione di problemi, ma come contatto diretto con le problematiche personali, sociali, ambientali, ecc.

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La formazione degli adulti.

In questo contesto l'impegno della formazione degli adulti non si costituisce come compito aggiuntivo alla mission tradizionale della scuola, ma si configura come un unico impegno di regia nella comunità per la promozione della cittadinanza in tutte le fasce della popolazione. 

Cittadinanza intesa come appartenenza, partecipazione, condivisione dei valori della storia, della lingua, delle tradizioni, dell'arte, della religione, della scienza.

Con questo spirito l'Istituto comprensivo invita tutti i cittadini di Genzano, giovani e meno giovani, residenti ed emigrati, intellettuali, operai e contadini a voler insieme costruire con le più moderne tecnologie della comunicazione il racconto di questa nostra comunità. 

Donato Pepe

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